Le cellule staminali del cordone ombelicale sono davvero PREZIOSE! Ecco cosa dice un giovane Ematologo Italiano Filippo Milano, che vive e lavora negli USA.

Filippo Milano, professore universitario e medico, è il protagonista di una interessantissima ricerca scientifica applicata che riguarda il trapianto da cordone ombelicale che consente di diminuire il rischio delle recidive dei pazienti.

Il ricercatore dopo essersi laureato in medicina e chirurgia presso la sapienza di Roma, è volato alla volta degli States, e più precisamente al Fred Hurchinson Cancer Research Center di Seattle, Centro di ricerca leader mondiale per i trapianti allogeneici, e nel 2008 ha completato, sempre alla Sapienza, la specializzazione in ematologia. Prof. Milano ha raccontato la sua importante ricerca medica.

Il sangue da cordone ombelicale proviene dalla placenta e dal cordone ombelicale dei neonati. Il sangue di cordone ombelicale non e’ sempre prelevato e nella maggior parte dei casi la placenta e’ gettata via dopo il parto, tuttavia contiene importanti cellue staminali che possono essere trapiantate nei pazienti, attecchire e sostituire il midollo osseo danneggiato da malattie come le leucemie. Uno dei grandi vantaggi di utilizzare il sangue cordonale per i trapianti e’ dato dal fatto che, provenendo le cellule staminali da un neonato, non c’e’ necessita’ di trovare una compatibilita’ al 100% diversamente da quello che accade negli altri trapianti da donatori adulti non correlati dove in genere e’ necesssario trovare un donatore che sia 100% compatibile.

Al Fred Hutchinson Cancer Research Center, casa di tre premi nobel, abbiamo deciso di comparare i risultati in pazienti affetti da leucemie e sindromi mielodisplastiche dopo trapianti da cordone a quelli dopo trapianti da donatori adulti non correlati (non familiari). Il nostro studio ha evidenziato che anche con trapianti da cordone si possono ottenere risultati davvero importanti con tassi di sopravvivenza superiori al 70%. Inoltre in pazienti con presenza di malattia al momento del trapianto i risultati sono apparsi anche superiori con minor rischio di recidiva. Questo dato e’ significativo considerando che questo tipo di pazienti in genere hanno una prognosi peggiore con solo un terzo di essi in grado di sopravvive a lungo termine.

I messaggi piu’ importanti della nostra ricerca sono: 1) Il trapianto da cordone puo’ portare a risultati equivalent a quelli ottenuti con altri tipi di trapianti che utilizzano diverse sorgenti di cellule staminali 2) in pazienti ad alto rischio questi risultati possono essere addirittura migliori 3) Siccome le unita’ cordonali sono dipsonibili nelle banche non c’e necessita’ di aspettare per il trapianto e la velocita’ di arrivare al trapianto puo’ talvolta essere determinante per la sua riuscita.

 In considerazione di questi risultati il trapianto da cordone non dovrebbe essere considerato solo come un’alternativa quando un altro donatore non e’ identificato (la probabilita’ di trovare un donatore familiar e’ circa 30%, la probabilita’ di trovare un donatore non correlato 30-40%, quindi 30-40% dei pazienti rimangono senza donatori). L’ultimo aspetto evidenziato nei punti sopra e’ determinante. Infatti, con le unita’ cordonali possiamo trovare un donatore praticamente per ogni paziente (95% dei casi).

Un’ultima considerazione importante e’ rappresentata dal fatto che usualmente la placenta e’ buttata via dopo il parto. E’ davvero incredibile che si possano salvare vite con quello che in genere e’ considerato “medical waste”.

Questi risultati, sebbene molto positive, devono essere considerati con prudenza considerando che si tratta di uno studio retrospettivo. Il migliore modo di valutare l’efficacia di questi trattamenti e’ attraverso uno studio prospettico randomizzato che stiamo preparando.